Qual è il futuro nelle nostre mani?
Cristina Frabotta & Stefano Del Signore

Sabato 6 maggio abbiamo partecipato a un video-incontro di Juvenilia, durante il quale Simone Passeri ha illustrato gli obiettivi dell’Agenda 2030 in merito allo sviluppo sostenibile. Per sviluppo sostenibile si intende una forma di sviluppo compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e dei beni liberi per le generazioni future. Attraverso l’Agenda 2030, sottoscritta a settembre 2015 dai Paesi dell’ONU, si è cercato di stabilire un programma di azione per le persone, il pianeta e la prosperità. E’ evidente come i 17 punti dell’Agenda abbiano una rilevanza fondamentale e siano auspicabili al fine di consentire a tutti una vita equa e dignitosa, ma ciò che appare scontato dal punto di vista teorico spesso risulta estremamente difficile da mettere in pratica. Nella convinzione che l’intervento del singolo nel suo piccolo sia la base per la costruzione di un grande progetto, ci siamo chiesti quale potesse essere il punto di partenza applicabile al contesto in cui viviamo. In particolare, ci siamo soffermati sul punto 12 dell’Agenda: “Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo”. Per consumo e produzione sostenibile si intende la promozione dell’efficienza delle risorse e dell’energia e la garanzia dell’accesso ai servizi base, al fine di ottenere una migliore qualità di vita per tutti con costi economici e ambientali ridotti. In termini pratici, si deve puntare a ridurre l’inquinamento e lo spreco. La prima cosa che viene in mente se si pensa a non sprecare è riutilizzare. In questo contesto, sulla base dell’esempio di numerosi paesi limitrofi, abbiamo pensato all’attuazione della raccolta differenziata. Differenziare i rifiuti consente lo smaltimento nelle discariche o negli inceneritori del solo residuo indifferenziato, permettendo il compostaggio dell’organico e il riciclo degli altri materiali. Ciò risolve il problema spaziale delle discariche e garantisce il risparmio di energia e materie prime, a fronte di una riduzione di inquinamento atmosferico. Come realtà autonoma, potremmo invece istituire dei punti di raccolta di abiti usati o cibo (soprattutto in prossimità della scadenza), da destinare alle persone più bisognose. L’approccio all’attuazione di questo obiettivo deve essere sistematico e cooperativo; viviamo, però, in un mondo dove apparenza, consumismo ed egoismo dilagano tra tutte le fasce di età. Ancor prima di arrabbiarsi con la politica e le istituzioni, nell’attesa di un intervento esterno, appare evidente il bisogno di riscoprire il rispetto per l’ambiente e per il prossimo, insieme al concetto di cosa sia realmente necessario e di quello che, invece, è superfluo. In questo particolare momento storico in cui ognuno vive freneticamente, ci siamo ritrovati ad apprezzare le piccole cose. Abbiamo fino ad oggi abusato di quanto la “Natura” ci ha messo a disposizione e siamo arrivati al punto di interrogarci se sia davvero essa ad inviarci dei segnali di allarme. Siamo certi che se mancano il cuore e la consapevolezza nei nostri gesti, non basteranno le imposizioni per cambiare la situazione e salvarci.