I giovani

I giovani e le domande esistenziali: la fede è ancora possibile?

FULVIO PIACENTI

Questo tempo così drammatico ci ha portato un forte senso di vuoto, di non senso, di assenza di un fine ultimo, ma nello stesso tempo ci ha ridato la possibilità di riflettere, di cercare di capire chi potesse illuminare la notte, di lottare con i nostri dubbi, di riflettere sulla precarietà del nostro vivere e su quale dovrà essere la nostra direzione futura. Nella bellissima ‘’Chiamami ancora amore’’ il noto cantante Roberto Vecchioni canta ‘’Che questa notte dovrà pur finire’’ e alla domanda, fattagli da un giornalista, di quale notte parlasse, ha risposto che si riferiva a due notti: ‘’la notte tipicamente italiana, quella che incredibilmente non ci fa voler bene l’uno con l’altro, per motivi politici, sociali etc , e la notte  esistenziale, che ha la risposta alla fine quando si dice che il sorriso di Dio provoca le idee’’. Ecco, in questo momento così drammatico, questo senso di vuoto soprattutto nei giovani può farsi molto più acuto. Al riguardo sono rimasto molto colpito quando, un giovane di Trevi, nell’ultimo meeting di Juvenilia ’’cercatori di infinito’ mi ha confidato che il non poter trovare un senso globale all’esistenza lo faceva vivere con una grande sofferenza, una scontentezza interiore, un disagio diffuso. In realtà la speranza di trovare una risposta al significato profondo del vivere è incancellabile nell’animo umano. E’ vero, c’è un allontanamento continuo dei giovani dalla fede e dalla Chiesa, non tanto perché le nuove generazioni sono contro Dio, ma perché ne fanno semplicemente a meno e sentono la possibilità della fede come estranea alla loro vita. La pratica religiosa sembra non influire più, alcuni chiedono addirittura di essere lasciati in pace perché sentono la presenza della Chiesa come “fastidiosa”,leggiamo nel Documento finale del sinodo dei giovani’’ i giovani, la fede e il discernimento vocazionale AL N. 53, così come la formazione ricevuta negli anni attraverso il catechismo e l’ora di religione a scuola sono rimasti confinati in un gruppo di ricordi,  anche se molti la ritengono una esperienza positiva.  Ci sono, è vero, grazie a Dio, giovani che appartengono a movimenti o a gruppi ecclesiali che vivono la fede in modo convinto, sia nell’ annunciarla che nel viverla. Dobbiamo però ammettere che c’è stata una frattura nella trasmissione della fede e dei grandi valori ed in questo noi adulti e adulti credenti siamo profondamente responsabili. Non siamo stati in grado di trasmettere la fede cosi come i grandi valori, con la nostra testimonianza vivente. Lo ha affermato molto bene il teologo Armando Matteo nell’ultimo convegno diocesano di Fiuggi (cfr anche i suoi testI: ‘’La prima generazione incredula’’ e ‘’la Chiesa che manca’’ ed. San Paolo 2018.) ciò che già aveva denunciato papa Francesco nella Evangelium Gaudium (n 70) . “E’ mancata da parte dei genitori una testimonianza viva di cosa significhi essere adulto e adulto che crede ed è proprio tale vuoto che rende ragione del fatto per il quale i giovani del nostro  tempo stanno imparando a vivere senza Dio e senza La Chiesa”. Così come ha affermato che ‘’Non è certo stato sufficiente inviare i figli a catechismo o a Messa, senza peraltro darne l’esempio perché essi crescessero nella fede”. Ha poi denunciato con forza come ‘’dobbiamo riconoscere che il tipo di linguaggio che la Chiesa e le parrocchie propongono spesso non è in grado di raggiungere le nuove generazioni”, Perché? Perché le modalità comunicative e i rituali usati non raggiungono i giovani a quel livello profondo dove nascono le domande esistenziali. La loro sofferenza si esprime sovente in inquietudine, in forme di disagio quali la noia, l’indifferenza, la depressione che purtroppo sfociano come sappiamo bene in dipendenze sempre più diffuse e che iniziano ad una età sempre più bassa. Questa esperienza del coronavirus ci sta insegnando molte cose, i giovani ce lo chiedono: una vita più umana, più semplice: l’amicizia, la relazione, la gratuità, l’assaporare le piccole cose, guarda caso proprio la ricchezza di vita che sprigiona il vangelo. Ascoltare il desiderio dei giovani può far rinascere in noi il desiderio di una vita più umana. Ma sono cose che non si improvvisano, richiedono la pazienza e l’attesa dei tempi lunghi, piccoli passi che si fanno insieme nel quotidiano.

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