Juvenilia

Associazione culturale

L'Italia rinasce con un fiore

Cristina Frabotta

Nel 2019 è stato scoperto un nuovo ceppo di coronavirus chiamato Sars-Cov-2, che causa una malattia identificata come Covid 19.
I sintomi di Covid 19 variano sulla base della gravità della malattia. Alcuni soggetti sono completamente asintomatici; alcuni pazienti presentano lievi sintomi (febbre, tosse, faringodinia, cefalea, astenia, diarrea, algie muscolo-scheletriche); in pochi casi la malattia si manifesta con sintomi gravi (polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e shock) che possono portare alla morte.
Le manifestazioni di malattia dipendono sia dall’agente infettante che dall’ospite, quindi si deve tenere conto di tanti fattori, come carica virale, età, risposta immunitaria, difese immunitarie, comorbidità. A queste considerazioni va aggiunto che non abbiamo conoscenze approfondite e certezze su un virus che è emerso da poco; infatti, i protocolli terapeutici cambiano in continuazione e, ad oggi, non abbiamo una cura definitiva.
Dall’analisi effettuata emerge, tuttavia, che la mortalità sia bassa. Perché, allora, ci troviamo di fronte ad una pandemia e una emergenza sanitaria? Il problema del virus Sars-Cov-2 è di essere molto contagioso e soprattutto di avere un elevato tasso di ospedalizzazione nella breve unità di tempo; ciò piega un sistema sanitario già incrinato sotto tanti aspetti e lo satura, non consentendo la giusta gestione delle altre patologie acute e croniche abituali. Se
aumenta il numero dei soggetti positivi, esponenzialmente aumentano anche il tasso di ospedalizzazione e la mortalità. Poiché il virus è nuovo, tutti sono potenzialmente suscettibili all’infezione; la protezione viene garantita infatti dagli anticorpi. Per questo motivo, nel corso di questo anno tutto il mondo ha lavorato per trovare un vaccino, che pare essere, ad oggi, l’unico metodo efficace per ridurre i tassi di cui sopra in modo veloce e relativamente economico. È stato ideato un vaccino a mRNA, ossia una molecola di RNA messaggero che ha le istruzioni per produrre la proteina Spike (antigene) che consente al virus di entrare nella cellula. Iniettando l’mRNA non si introduce il virus, ma solo l’informazione per produrre la proteina; il sistema immunitario del ricevente riconosce l’antigene estraneo e produce gli anticorpi atti a impedire al virus di entrare nelle cellule e replicarsi se il soggetto verrà in contatto con esso in futuro. L’mRNA è veicolato in particelle lipidiche, non si integra nel nucleo dell’ospite e viene degradato dopo poco tempo.
In Italia, la vaccinazione è stata avviata il 27 dicembre e seguirà un piano preciso diviso per categorie, allo scopo di ottenere l’immunità di gregge. I dubbi e le perplessità sono molti.
Perché? Gli studi sono stati condotti in tempi brevi, è vero, ma nessuna fase della sperimentazione è stata saltata, ci si può avvalere di ricerche precedenti sui coronavirus e sui vaccini ad mRNA e la partecipazione è stata mondiale, quindi circa dieci volte superiore a quella abituale; ciò ci consente di affermare che il vaccino garantisce efficacia e sicurezza. Non ci sono effetti avversi? Certo che ci sono, come per ogni sostanza estranea introdotta nell’organismo; nello specifico, possiamo avere reazioni locali (dolore o gonfiore nel sito di inoculo) o sistemiche (gonfiore delle ghiandole linfatiche, astenia, nausea, cefalea, eritemi orticariodi); in rari casi può esserci lo shock anafilattico. Proprio per questo motivo, il vaccino viene somministrato in un ambiente idoneo sanitario con personale qualificato e si resta in osservazione dopo la somministrazione. I rischi sono comunque minori e meno gravi se rapportati all’incertezza di quello che può accadere ammalandosi.
Si potrà tornare subito alla vita di tutti i giorni? No, innanzitutto per due motivi. Il primo è che non sappiamo se i vaccinati possono essere veicolo di infezione, ossia nel 95% circa dei casi non sviluppano la malattia (e questo è importante perché vuol dire che diminuiscono la mortalità e l’ospedalizzazione), ma non sappiamo se possono comunque trasmettere il virus qualora vi venissero a contatto; nel dubbio, bisogna adottare le misure precauzionali ancora per un po’. In secondo luogo, non si sa quanto duri la memoria anticorpale; la stima è 9-12 mesi e a tal proposito vorrei precisare che tale memoria inizia a presentarsi dopo una settimana circa dal richiamo (21 giorni dopo la somministrazione della prima dose).
Quindi dobbiamo vaccinarci? La vaccinazione non è un obbligo, ma una scelta; al di là della fede, della politica e di qualsiasi ideologia, io mi vaccino perché il metodo scientifico non è un’opinione e ad oggi non vedo nessuna alternativa per uscire dal baratro in cui siamo sprofondati, sommersi da privazioni, paure, morte. È il primo passo per ripartire. Un gesto semplice e banale, ma segno di coraggio, forza, speranza e amore.
L’Italia rinasce con un fiore. Il mio sta sbocciando.