Juvenilia

Associazione culturale

Colpa Nostra, per ora

Federico Frasca

È all’onore delle cronache in questi giorni la vicenda della maestra d’asilo di Torino che è stata vittima di un atto codardo e criminale da parte del suo ex compagno che ha divulgato, nella chat del calcetto, un filmato che lei gli aveva privatamente inviato. Già solo questo sarebbe avvilente per una società civile, ma purtroppo non è tutto. Infatti, questo video è arrivato alla moglie di un amico di lui, che ha riconosciuto la ragazza come maestra di suo figlio, l’ha girato a tutte le altre mamme, e l’ha ricattata minacciandola di rivelare tutto alla dirigente scolastica nel caso in cui avesse denunciato l’ex ragazzo per revenge porn. Non cedendo al ricatto, la ragazza ha sporto denuncia alla polizia postale, così che la signora ha informato la dirigente scolastica della situazione. La maestra è stata così convocata ed è stata invitata a lasciare il lavoro, per usare un eufemismo.
Questa vicenda ce ne riporta alla mente tante altre che hanno seguito circa lo stesso copione, e che in molti casi sono finite in tragedia. Ancora una volta siamo costretti a riflettere riguardo un tema che ad oggi, nel 2020, non dovrebbe neanche essere più preso in considerazione. Dovrebbe essere anacronistico oggi, nel 2020, parlare di parità di genere, affrontare la vicenda della libera sessualità delle donne, ma la società in cui viviamo ci ricorda che più del 2020 sembra di vivere ancora 1220, in pieno Medioevo, all’epoca delle crociate.
È deprimente sentire il dovere di ribadire che anche una donna può avere una vita sessualmente attiva e libera come quella degli uomini, e che non dovrebbe sentirsi giudicata o additata se la esprime nei modi che più ritiene opportuni.
È sconfortate dover ricordare a tutti che una donna non mi misura dalla sua castità o dalla sua ostentazione di se stessa e del suo corpo.
Ancora troppe persone, uomini e donne, di fronte a situazioni come quella della maestra di Torino, si sentono in diritto di giudicare, di sputare parole e cattiverie come “se l’è cercata”, “poteva evitare di mandare foto e video”. Nessuna vittima di questo tipo di reato “se l’è cercata”. Magari, forse, bisognerebbe educare i ragazzi a rispettarle le donne, ad accettare che un amore può essere non ricambiato, che una storia può finire, che atti del genere sono gravi tanto quanto quelli di violenza fisica, se non di più, visto che sono subdoli, rovinano letteralmente la vita alla vittima, che troverà difficoltà a trovare lavoro, a trovare nuove persone che la amino, avrà gli sguardi sprezzanti della gente addosso, e anche se non li avesse se li sentirebbe addosso, sempre. Forse sarebbe il caso di educare i ragazzi alla parità di genere. Sarebbe il caso di sdoganare argomenti che sono ancora un tabù come il sesso, portare l’educazione sessuale nelle scuole, per fare in modo che le nuove generazioni non crescano come sono cresciute quelle attuali, viste tutte le tragedie a cui siamo costretti ad assistere quasi giornalmente.
Fa poi riflettere un particolare di questa vicenda tra gli altri, che oltre alla vittima ed al viscido criminale, perché questo è, del suo ex fidanzato, sono coinvolte altre due donne, vale a dire la signora (la ricattatrice) e la direttrice scolastica. Due figure femminili che non si sono certo schierate a favore della vittima, ma che anzi hanno fatto si che la vicenda già avvilente diventasse deprimente e sconfortante. Ma non dobbiamo fare l’errore di colpevolizzare loro, giungendo alla facile e comoda conclusione, diventata anche un po’ banale che “il peggior nemico delle donne sono le altre donne”. Questo avviene perché, come un giorno mi ha fatto notare una persona a me molto cara, loro stesse sono vittime di questa società volta al maschilismo, alla censura della femminilità, semplicemente perché ci sono cresciute, e non hanno avuto la forza di ribellarsi, di “fottere il patriarcato”, come altre invece per fortuna hanno fatto e continuano a fare.
Mi sono spesso chiesto se esiste una cura a tutto questo, una via di uscita. Penso che se abbiamo una speranza, quella è rappresentata dalla cultura, dall’educazione, che devono essere coltivate ed alimentate durante tutta la nostra vita, da quando si va a scuola fino a quando si andrà in pensione, e poi ancora fino a quando non avremo più molto tempo. Perché di imparare e di crescere non si finisce mai. E per fortuna.
La speranza siamo noi giovani, che abbiamo i mezzi e la mentalità di cambiare e cose, che abbiamo il tempo e la voglia di cambiare il mondo, e per fare questo c’è un punto di partenza ben preciso: siamo tutti uguali, uomini e donne, cattolici e musulmani, bianchi e neri, eterosessuali e omosessuali, e ognuno di noi ha piena libertà di esprimere se stesso in qualsiasi modo preferisca, sempre nel rispetto degli altri.
Quando si capirà questo facile concetto sarà un mondo migliore, e spero lo diventi presto.