LA STORIA
Prima della dominazione romana, il territorio dell’alta valle dell’Aniene era dominato dalla popolazione degli Equi. Tito Livio nella sua storia ne parla spesso, perchè i romani furono in continua lotta con loro. Dopo la seconda guerra sannitica, nel 304 a. C. , sono vinti e sottomessi definitivamente da Sempronio (Treba fu uno dei 41 oppida distrutti). Nel 299 a. C. fu costituita una Tribus Aniensis, nella quale Trevi entrò a far parte. Compare per la prima volta col nome di Treba Augusta, come municipio romano. Lo stesso Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, riporta due volte il nome di Treba: la prima volta, quando fa l’elenco delle città e delle popolazioni nella REGIO I di Augusto, che comprendeva il Lazio e la Campania, e chiamò gli abitanti trebani; la seconda quando parla delle origini del fiume Aniene.
In periodo tardo antico, nella valle dell’Aniene, si ebbe un forte aumento demografico, dovuto alle continue invasioni barbariche in pianura. E’ il tempo in cui Trevi diviene sede episcopale ma nel 1088 l’estrema povertà del vescovado e lo spopolamento montano portarono alla soppressione della diocesi che si unisce definitivamente a quella di Anagni. Nel XII secolo Domini e Milites di Trevi costituiscono una consorteria e danno origine al comune. E’ da rilevare che la presenza dei Milites tra i signori di Trevi, indica chiaramente l’importanza del castello in questo periodo, come postazione militare a difesa dell’alta valle dell’ Aniene. Dal secolo XIII in poi Trevi diventa una postazione militare particolarmente importante. Papa Alessandro IV fu il primo ad interessarsi al dominio di Trevi affidandolo al nipote Rinaldo De Rubeis, che tornerà ad essere signore di Trevi con l’avvento di Papa Clemente IV. Succesivamente il castello passò sotto il dominio dei Caetani i quali appoggiati da Bonifacio VIII divennero signori di tutto il territorio circostante e rimasero a Trevi fino al 1471.
L’acropoli è cinta da due cerchia di mura, una più antica di periodo pre-romano che racchiudeva la Civita alla quale si accedeva da due porte principali: ad est la Porta Civita (Arco Giansanti); ad ovest la Portella(piccola porta) successivamente rimaneggiata. L’altra cerchia di mura che risale al periodo medievale-rinascimentale, racchiudeva l’intero paese ed aveva 3 porte d’accesso: Porta Romana, Porta Napoletana e Porta la Mola.
I SOLDATI TREBANI NELLA GRANDE GUERRA
La prima guerra Mondiale è stata definita in tanti modi: guerra di trincea, la grande guerra, guerra di assalti alla baionetta, ecc.. Quel che è certo è che essa è stata il primo conflitto che ha coinvolto moltissime nazioni ed ha sconvolto l’intera Europa, provocando, nel suo territorio, milioni di morti e feriti e, per la nostra Italia, un gran numero di giovani che partirono e non tornarono più dalle loro famiglie, dalle loro madri, nel proprio paese di origine. Anche numerosi giovani trebani partirono per il fronte, intere generazioni distrutte che avrebbero potuto, chissà, con le loro intelligenze, le loro capacità e la loro fantasia, dare un indirizzo diverso allo sviluppo che ha avuto storicamente l’Italia. Per tutti coloro che riuscirono a tornare sani e salvi la guerra diventò, in seguito, memoria, ricordo vivo e dolente, perché fu lo spartiacque tra il loro passato ed il loro presente. Essa rappresentò, sia per chi l’aveva fatta in prima linea o nelle retrovie o nel fronte cosiddetto interno, l’evento per eccellenza, il termine di paragone per ogni altro accadimento che nella loro vita poteva accadere. La guerra coinvolse cinque milioni di soldati, chiamati dagli angoli più lontani della nostra terra; ci costò un milione e mezzo tra mutilati, feriti o invalidi; 650.000 vite uccise sui campi di battaglia o morti negli ospedali da campo. In definitiva fu un contributo altissimo che l’Italia dette per la vittoria finale. Per tutti questi morti vennero costruiti vari Sacrari, e per tutti quelli che non tornarono più fu costruito il Monumento nazionale, dedicato al Milite Ignoto a piazza Venezia in Roma. I nostri ragazzi di allora, alcuni dei quali, dopo Caporetto, vennero chiamati all’età di diciotto anni (i famosi ragazzi del ’99), la patria li onorò con titoli e medaglie varie, autorizzandoli a fregiarsi della Croce al Merito di Guerra e della Medaglia della Vittoria e con il titolo di Cavalieri di Vittorio Veneto. Croci e Medaglie che portavano con grande orgoglio nelle manifestazioni commemorative.
TREVI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Il tempo che intercorre tra lo scoppio della guerra (1939) fino alla fine di essa (1945), per Trevi è un periodo di grandi e luttuosi avvenimenti. Molti giovani partono per i fronti greco, albanese, iugoslavo, russo e africano. Nel 1944 circa cinquecento soldati tedeschi, che facevano parte di un gruppo assai maggiore di circa duemila soldati, utilizzati per rastrellare il vasto comprensorio dei monti Simbruini alla ricerca di soldati italiani e stranieri evasi, partigiani, sbandati, ecc., perciò, verso le cinque del mattino, proprio all’alba, dopo aver obbligato il banditore comunale ad avvertire la popolazione di lasciare le case con le porte aperte, sotto la minaccia delle armi portano tutti in questo campo. Passano, poi, nelle case e si impossessano di tutto quello che poteva loro servire. Nel campo vengono portati anche i prigionieri anglo-americani che erano stati catturati nei dintorni di Trevi, dove avevano trovato rifugio ed assistenza, con viveri ed altro, da parte dei pastori trebani. Ed è nella mattinata di questo giorno (1° maggio), che si verificò il tragico episodio dell’uccisione, da parte dei tedeschi, di Armando Caponi, un giovane di Trevi che stava tentando di evitare il rastrellamento insieme ad altri giovani del posto. Fu un giorno, dunque, lunghissimo e duro, dalla mattina fino alle quattro del pomeriggio. Tutti i trebani furono tenuti prigionieri senza acqua né cibo e sotto la minaccia delle mitragliatrici. Ed è in questi frangenti drammatici che si impone la figura di don Domenico Calicchia, da qualche mese nuovo parroco di Trevi. A fianco dei tedeschi, durante tutta la giornata, cerca di tranquillizzare con parole ed informazioni, con esortazioni e consigli la popolazione, fa da intermediario con gli ufficiali tedeschi e, in chiesa, si prodiga per tutti (sembra che lo stesso Don Calicchia si sia offerto come ostaggio al posto della popolazione trebana).
Fonte: Franco Ricci, Trevi e le due guerre mondiali. I suoi soldati, Subiaco 2013.