Juvenilia

Associazione culturale

L'ascolto

Francesco Riggi

Ascoltare oggi è molto difficile, tutto quello che ci circonda si muove in maniera fluida, viaggia velocemente a tal punto che si fa sentire ma non si fa ascoltare. Un post dei tanti social media, trattiene la nostra attenzione in media per 3 secondi. Ma di certo non può e non deve essere così quando ricerchiamo la profondità del nostro dialogo interiore e a maggior ragione se ricerchiamo il dialogo con Dio.
La ricchezza del dialogo con Dio è proprio nella calma e nel doversi e volersi dedicare del tempo, non più solo per sentire, ma per ascoltare la Parola, entrare con la dovuta semplicità, con gli occhi e le orecchie del bambino, quel bambino che vuole essere preso per mano e guidato. Non comandato, ma guidato nel discernimento della ragione. San Paolo per poter imparare ad ascoltare dovette cadere folgorato, obbligato a prendersi del tempo, lui persecutore, per stare solo davanti a Dio. Noi per rallentare i nostri ritmi frenetici dediti al consumismo e alla rincorsa al denaro, abbiamo dovuto essere frenati da un microscopico essere. Non vuol dire che sia giusto o castigo divino, ma semplicemente che questo tempo appena trascorso chiusi nelle nostre case, così inaspettato, può essere servito come una parentesi per riappropriarsi dei valori più veri, per ricavarsi un piccolo momento di preghiera per ascoltare il Padre, ascoltarlo dentro di noi nelle viscere nell’anima.
Ecco che in questo periodo di quarantena emerge il parallelismo tra i Giudei e i Greci menzionati da Paolo nella lettera ai Corinzi ed il miracolismo attuale che spesso viene ricercato e confuso con la fede.
Abbiamo osservato momenti che resteranno nella storia dell’umanità, quale forza l’immagine di Papa Francesco in preghiera davanti alla Croce, in una piazza San Pietro incredibilmente vuota.
È li ai piedi della Croce a chiedere un miracolo?
Credo di no, credo sia li a chiedere a Cristo di darci la forza di vivere questi giorni con la forza e la voglia di gioire della resurrezione.
Quale forza nelle omelie di Papa Francesco, nel messaggio universale di un Dio che ci è Padre e che ci da la libertà di crede e di obbedire.
Abbiamo vissuto una Pasqua unica nei primi 2020 anni di noi cristiani, ma che ci obbliga ad ascoltare cosa Dio ci chiede per dare al futuro dell’umanità un mondo più equo, attento alle sofferenze e alle povertà.
Ma come sempre, abbiamo la possibilità di discernere cosa fare, cosa ascoltare e cosa no, cosa è meglio fare e cosa no, io mi auguro che questo serva a strapparci il nostro cuore di pietra e a donarci un nuovo cuore di carne e che ognuno con le sue possibilità faccia il meglio per gli altri. Perché questo vorrebbe dire fare anche il meglio per sé.
Io ci proverò.