Juvenilia

Associazione culturale

Il valore della prossimita' ai tempi del distanziamento sociale

Simone Passeri

Negli ultimi mesi le nostre vite hanno subito un drammatico stravolgimento. L’irruzione prepotente del virus ci ha forzati a un lungo e gravoso confinamento nel posto più sicuro e prossimo: le nostre case. Gli sforzi compiuti sono risultati efficaci nel rallentare la marcia del contagio e a distanza di oltre due mesi ci è permesso finalmente di riprendere in mano le nostre vite con gradualità e responsabilità. Convivere con il virus è la sfida inedita di questo tempo, una sfida che impone compromessi e rinunce, ma altresì foriera di interessanti opportunità. Ripartire è necessario, lo chiedono le tante attività economiche fermate dal virus, lo chiedono i bambini privati della scuola e delle scorribande nei parchi, lo chiedono i nonni desiderosi di tornare alle loro attività usuali. Lo chiediamo tutti noi.

Ma da dove ripartiamo? Una risposta valida a questa domanda consiste nel paradigma della prossimità. Più o meno consapevolmente, tutti in questo periodo abbiamo fatto esperienza di prossimità. Abbiamo visto come l’esigenza di ripensare alcune attività centrali del nostro vivere abbia reso più prossimi la scuola, il lavoro, le parrocchie e tante altre attività entrate direttamente nelle nostre case attraverso l’ausilio della tecnologia. Abbiamo maturato la consapevolezza di una sfida insolita e comune che ci ha spronato a farci veicolo di una solidarietà di prossimità, come testimoniano iniziative quali la spesa sospesa, supporti psicologici offerti gratuitamente in via telematica, campagne di crowdfunding per scopi benefici o, molto più semplicemente, una telefonata a una persona sola o vulnerabile. Ora che la fase 2 sta entrando nel vivo, in aggiunta a quelle già menzionate si aprono all’orizzonte ulteriori occasioni di prossimità decisive per una ripartenza all’insegna dell’inclusione, della coesione e della prosperità sociale. Sostenere il negozietto di prossimità, che dà anima al paese o al quartiere, può diventare l’impegno personale nel premiare, attraverso le proprie scelte di consumo, chi faticosamente e con orgoglio offre servizi e spazi di incontro a una collettività. Coadiuvare e collaborare con i presìdi di prossimità, come le forze dell’ordine, la protezione civile, le associazioni del territorio, può essere la modalità più nobile di esercitare il proprio diritto alla cittadinanza, contribuendo a una maggiore vivibilità dei propri luoghi. Battersi per una medicina di prossimità più strutturata ed efficace, nervo scoperto del sistema sanitario messo a nudo dal virus, può rappresentare la via maestra per riaffermare concretamente la sacralità del diritto fondamentale alla salute, oggi più che mai rivalutato. Riscoprire il turismo di prossimità, immergendosi nel patrimonio naturale, artistico e culinario che l’Italia offre in lungo e largo, può costituire la strada attraverso cui promuovere una nuova cultura della sostenibilità, un nuovo Umanesimo che ridia lustro alle tradizioni, alla storia e alla natura. 

Sono esempi stringati e ovviamente senza pretesa di esaustività che bastano però a farci assaporare la bellezza di cui la nostra quotidianità sarebbe investita se continuassimo a lasciarci ispirare da questo sentimento di prossimità che in questo periodo abbiamo sentito nostro. Senza dimenticare che tutte le forme di prossimità, anche quelle con una più forte connotazione territoriale come alcune tra quelle ricordate, vanno ricondotte ad un concetto di più ampio e più profondo di prossimità universale. La prossimità, infatti, non nega né contraddice la nostra identità di figli di quel villaggio globale fatto di connessioni, scambi e voli intercontinentali, anzi si concilia con essa e la sublima nella misura in cui, in quanto figli, ci sentiamo fratelli. Dal particolare al generale e dal generale al particolare, ovunque vi sia sete di giustizia, di verità e di amore, lì c’è un estremo bisogno di prossimità.